STAY SAFE _ M.A.M., Matri-archivio del Mediterraneo

Quattro artiste e quattro opere conservate nel M.A.M., Matri-archivio del Mediterraneo. Grafie e materie, piattaforma di archiviazione digitale – pensata e realizzata da un gruppo di ricercatrici afferenti all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – che mira a conservare e trasmettere le opere estetiche e performative delle artiste mediterranee.

4. Artista: Robertina Šebjanič
Progetto: Lygophilia
Piscis Ludicrous / Transfixed Gaze_Lygophilia – video-saggio, 2017
Dark Drops_ Lygophilia – composizione sonora, 2017 https://robertina.bandcamp.com/track/dark-drops-lygophilia
Neotenous Dark Dwellers_Lygophilia – installazione, 2018
Odorantur_Lygophilia – installazione, 2019

Pubblicazione online – video capsula:
Neotenous Dark Dwellers – Lygophilia, Robertina Šebjanič in collaborazione con Annick Bureaud http://www.olats.org/ope/ope.php

“All earthlings are kin in the deepest sense”
(Tutte le creature della Terra sono imparentate nel senso più profondo)

Donna Haraway

Testo a cura di: Roberta Colavecchio

1863. Sei esemplari adulti di axolotl, specie anfibia endemica del lago Xochimilco di Città del Messico, vengono portati presso il Museo di Storia Naturale di Parigi. Inizia dalla diaspora il racconto per immagini di Robertina Šebjanič, ricercatrice e artista di nuovi media slovena che esplora le realtà culturali, biopolitiche, chimiche e biologiche degli ambienti acquatici. In quindici minuti, il video-saggio Piscis Ludicrous / Transfixed Gaze_Lygophilia (2017) tesse una narrazione che, nell’intersezione di arte, mito e scienza, pone degli importanti interrogativi sui modi di abitare lo spazio condiviso del pianeta.
Quale valore assume questa storia nel tempo ‘sospeso’ della pandemia? Come può di-spiegare questo periodo dell’attesa? Quali bussole pratiche e teoriche suggerisce per figurare modi più sicuri di stare al e fare (il) mondo? Fondali acquatici, scorci di cielo, la testa ampia e le branchie perenni dell’axolotl. Sullo schermo si avvicendano le riprese del lago di Xochimilco e immagini di laboratorio. Due voci, una femminile e una maschile, tessono l’intreccio narrativo; in sottofondo, una musica tenebrosa, interrotta talvolta dal suono delle onde del lago.
“È pressoché impossibile per un umano vedere gli axolotl per quello che sono: animali in un inevitabile processo di estinzione”, recita il refrain che scandisce ritmicamente il susseguirsi dei sei capitoli del video-saggio. Questa specie acquatica, infatti, si distingue per l’essere ‘eternamente giovane’: dotati di straordinarie capacità rigenerative, gli axolotl diventano adulti senza passare attraverso alcuna metamorfosi, sospesi in una fase adolescenziale senza fine.
Eppure questo tratto distintivo, che li ha resi oggetto di osservazione scientifica tanto quanto protagonisti del folklore e delle mitologie della cultura messicana, non li rende immuni alle conseguenze distruttive dell’incontro con la specie umana. Compromesse dall’incalzante turistificazione, le acque del lago di Xochimilco si sono trasformate in un ambiente inospitale alle forme di vita a esse endemiche. Come ricollocare gli abitanti organici e non organici del pianeta in un vivere e morire bene insieme?
Il lavoro dell’artista si conclude con una promessa, nel senso etimologico del ‘mettere avanti’, ‘porre in vista’: l’evocazione di uno spazio di coesistenza ‘a venire’, oltre interessi specifici e confini nazionali, definito da un’etica di ‘respons-abilità’, intesa letteralmente come ‘capacità di essere in risposta’. Archivio geopolitico vivente, il corpo dell’axolotl raccoglie su di sé le fila di un racconto che intreccia mitologie e scienze, storia e futuro, paure e desideri, continenti, culture, umani e non-umani, per ricordarci che “essere una cosa – una pietra, una lucertola, un umano – è essere in un groviglio.”

Nota: il video-saggio è parte di una serie di lavori realizzati dall’artista per il progetto Lygophilia (dal greco, “amore per le tenebre”). Iniziata in Messico nel 2017, la ricerca è proseguita in Slovenia, focalizzandosi sul proteo, specie anfibia delle grotte del Carso sloveno. Oltre al video-saggio, Lygophilia include due installazioni, una composizione sonora e una pubblicazione.

Robertina Šebjanič (Lubiana, SI) opera nel campo trasversale dell’arte, della tecnologia e della scienza, concentrando la sua ricerca artistica sulle realtà culturali, biopolitiche, chimiche e biologiche degli ambienti acquatici. Le idee e i concetti alla base della sua pratica si sviluppano spesso in collaborazione con altri artisti, teorici, scienziati e ricercatori, attraverso l’integrazione interdisciplinare di linguaggi creativi e pratiche della conoscenza. Ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Ars Electronica 2016, una nomination per il progetto europeo STARTS2016 e per il Premio White Aphroid. Robertina fa parte della piattaforma SHAPE 2017. Nel 2018 è stata artista in residenza presso il festival Ars Electronica, per i progetti europei EMARE / EMAP. Ha esibito lavori ed eseguito performance in mostre personali e collettive, nonché in gallerie e festival: Ars Electronica (Linz), Festival Kosmica Laboratorio Arte Alameda (Città del Messico), La Gaîté Lyrique (Paris), Le Cube (Paris), Art Laboratory (Berlin), ZKM (Karlsruhe), re: publica (Berlin), Mladi Levi (Lubiana), Centro de Cultura Digital (Città del Messico), Piksel (Bergen), OSMO / ZA (Lubiana), Device Art 5.015 presso Klovičevi Dvori (Zagabria), Eastern Bloc (Montreal), Eyebeam (New York), PORTIZMIR # 3 (Izmir), Festival di Kiblix (Maribor), Spektrum (Berlin), KIKK Festival (Namur).
Maggiori info: http://robertina.net/

Informazioni sul M.A.M., Matri-archivio del Mediterraneo

Il M.A.M., Matri-archivio del Mediterraneo. Grafie e materie è una piattaforma di archiviazione digitale – pensata e realizzata da un gruppo di ricercatrici afferenti all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – che mira a conservare e trasmettere le opere estetiche e performative delle artiste mediterranee.
Il progetto privilegia una prospettiva culturalista e postcoloniale e una connotazione di genere. Il Matri-archivio sceglie la dimora del mar Mediterraneo come geografia aggregata e multipla, di appartenenza e di narrazione trans-nazionale; un mare, che, come un ‘archivio fluido’ interseca le luci di un passato condiviso e, al contempo, le ombre dei retaggi coloniali; registra la complessità geopolitica delle migrazioni del presente e trasmette la speranza di un futuro che, in prospettiva, vorrebbe fondarsi su una contro-memoria critica, aperta a nuovi orizzonti di convivenza e di ospitalità. È con lo sguardo rivolto a questo futuro, atteso, desiderato e immaginato, che l’opera del Matri-archivio si “fa” spazio di memoria e di comunicazione dei segni di vita, che, trasmutati in ‘grafie e materie’ estetiche, si legano a una passione di pensiero e d’azione delle donne.
La profonda conoscenza, da parte delle fondatrici, per le dinamiche culturali e i contesti artistico-performativi, in circolazione nella regione EuroMediterranea, ha guidato il processo di raccolta e di digitalizzazione di una vastità di linguaggi: dalla fotografia alla video-arte, dall’installazione land art alla bio arte, dalla coreografia alla grafic art. All’oggi, l’architettura del Matri-archivio si sviluppa su quattro principali sezioni/temi: Matriarche; La Mer; Matrice; Mater-ia, in cui dimorano le opere di più di 30 artiste mediterranee. Le artiste, e al contempo arconti di questo network marino, si raccontano ognuna con il proprio corpo e sguardo, ognuna nella differenza della propria lingua e scrittura, scegliendo la sezione o la sottosezione dove depositare, in forma di video, documentazione o immagine, la propria testimonianza artistica.

Nota: La piattaforma archivistica Matri-archivio del Mediterraneo. Grafie e Materie è il risultato della ricerca dal titolo originario “L’archivio della performance femminile in area Mediterranea. Prove Digitali” condotta nell’a.a. 2013-2014 dalla Research Unit costituita da: Celeste Ianniciello, Annalisa Piccirillo, con il prezioso contributo di Roberta Colavecchio e Manuela Esposito, e coordinata dalla Prof.ssa Silvana Carotenuto (Dip. di Scienze Umane e Sociali, dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”); realizzazione grafica e sviluppo software: “Intuizioni Creative” (referente Dott. Alessandro Ventura). Il progetto ha goduto della fonte di finanziamento P.O.R. Campania FSE 2007- 2013, Asse IV, Capitale Umano. Nell’ottobre 2017 è stato pubblicato il catalogo M.A.M. Matriarchivio del Mediterraneo. Grafie e Materie, S. Carotenuto, C. Ianniciello, A. Piccirillo (a cura di), UniorPress, Napoli.

www.matriarchiviomediterraneo.org.

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