La Vittoria Alata di Brescia: patrimonio di identità, storia, bellezza su DeA Live_Arte

Una statua di bronzo di età romana, databile attorno alla metà del I secolo d.C., rappresentante una figura femminile con ampie ali, svettante nei suoi quasi due metri di altezza, affusolata e fiera, con un raffinato panneggio a coprirle parte del corpo, è nei secoli diventata il simbolo di una città, l’icona della sua identità storica e sociale, la musa di poeti, letterati, storici dell’arte, e anche artisti e architetti contemporanei.

La Vittoria Alata (particolare) dopo il restauro nel Capitolium con il nuovo allestimento di Juan Navarro Baldeweg.
Credits: Archivio fotografico Musei di Brescia © Fotostudio Rapuzzi

La Vittoria Alata è stata e continua ad essere, sin dal suo ritrovamento avvenuto durante gli scavi del 1826 nell’area archeologica detta del Capitolium, una tra le gemme del patrimonio artistico e culturale di Brescia. Nella sua città è oggi tornata, dopo due anni di paziente lavoro di restauro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Scopriamo meglio questa icona femminile di bellezza e coraggio che tra misteri, leggende e celebrazioni, è un caso di studio importante e rigoroso che coniuga archeologia e restauro, letteratura e arte, storia e civiltà, senso comunitario e valori identitari: dal passato remoto, al complesso presente che stiamo vivendo.

Identikit di una diva

La Vittoria Alata è per composizione, conservazione e materiale una delle opere più rappresentative dell’arte romana e uno dei bronzi più importanti dell’epoca a livello internazionale. Gli studi hanno determinato che il periodo della sua realizzazione si attesta attorno alla metà del del I secolo d. C.; è alta 194 cm e pesa oltre 365 chilogrammi.

Oggi priva di alcuni elementi, perdutisi nel tempo, possiamo tuttavia immaginare che il piede sinistro poggiasse molto probabilmente sull’elmo di Marte, il braccio sinistro impugnasse uno scudo, sostenuto anche dalla gamba flessa.

Il suo corpo è avvolto da un chitone, mantello leggero che dolcemente lo ricopre in parte, lasciando scoperti la spalla destra e il petto. La parte inferiore del corpo è coperta da un himation che si avvolge intorno alle gambe e ai fianchi da sinistra verso destra, conferendo un ritmo armonioso e avvolgente all’intera scultura.

La Vittoria Alata (particolare) dopo il restauro nel Capitolium con il nuovo allestimento di Juan Navarro Baldeweg.
Credits: Archivio fotografico Musei di Brescia © Fotostudio Rapuzzi

Il volto fiero e raffinato è incorniciato dai capelli raccolti con una coroncina illuminata da agemine in argento, che riproducono foglie probabilmente di mirto e rosette. In alcune zone delle parti anatomiche non coperte dai panneggi sono visibili tracce di doratura che probabilmente rivestiva tutta l’epidermide della statua. I dettagli stilistici e la sua modalità di realizzazione, pazientemente analizzati, hanno fatto propendere gli studiosi per identificare che la sua provenienza fosse da un atelier di alto livello, guidato da un artista maturo e da una serie di maestranze qualificate e ben organizzate: l’opera è stata realizzata infatti con il metodo della fusione a cera persa cava indiretta, con la quale sono state realizzate oltre 30 parti compositive, fuse separatamente e poi saldate tra loro. Tra queste, vi sono anche le due ampie ali, caratterizzate da lunghe piume, che completano la statua e le conferiscono un aspetto trionfante: come se Vittoria Alata fosse appena scesa dall’Empireo, o scampata a una lunga battaglia, e giunta davanti a noi a celebrare, appunto, la sua vittoria. Una vittoria che diventa collettiva, simbolica, iconica dell’intera città dove venne ritrovata.

Scarica l’articolo per approfondire il progetto di ricollocazione della Vittoria Alata, scoprire la storia dell’opera dal Risorgimento ai nostri giorni e osservare come, ancora oggi, rappresenti un simbolo e una fonte di ispirazione per gli artisti contemporanei:

https://blog.arte.deascuola.it/uploads/2021/01/approfondimento_vittoria_alata_dea.pdf

La casa di Vittoria Alata ieri…..

Gli studi attuali convergono nell’ipotizzare che il luogo in cui fu ritrovata la Vittoria Alata nel 1826 fosse il medesimo contesto nel quale si trovava, completa di tutte le sue parti, sin dal I secolo d. C., ovvero il centro politico e religioso della Brescia romana che oggi coincide con il Parco Archeologico della città stessa, dove sono presenti consistenti resti archeologici relativi agli edifici monumentali dell’area capitolina di Brescia antica.

In età romana Brescia – Brixia – era una delle città più importanti dell’Italia settentrionale, situata lungo la cosiddetta via Gallica (arteria che collegava alcuni tra i più significativi centri di origine celtica a nord del Po), allo sbocco di vallate alpine di antico insediamento (la Valle Camonica e la Valle Trompia), tra il lago d’Iseo e il lago di Garda, e immediatamente a nord di una fertile ed estesa area di pianura, valorizzata a partire dall’età augustea con imponenti lavori di organizzazione agraria (centuriazioni).

Nell’area archeologica situata al centro del tessuto urbano sono ancora visibili gli edifici più antichi e più significativi della città: il Santuario di età repubblicana (I secolo a. C.), il Capitolium, detto anche Tempio Capitolino (seconda metà del I secolo d. C.), il Teatro (I-III secolo d. C.), il tratto del lastricato del decumano massimo, su cui oggi si trova via dei Musei. L’area si apre sull’odierna Piazza del Foro, che conserva vestigia della piazza di età romana (I secolo d. C.).

La statua doveva trovarsi quindi verosimilmente in un edificio o spazio pubblico dell’antica Brixia: offerta alla vista dei cittadini a ricordo, forse, di un successo militare. Molto probabilmente era collocata nel tempio detto Capitolium, la cui costruzione avvenne dopo il 69 d. C. per invito dell’imperatore Vespasiano stesso: Vittoria Alata era, allora come oggi, una perfetta padrona di casa di una importantissima area archeologica formata da una stratigrafia ininterrotta di testimonianze che si estendono dal II secolo a.C. sino all’Ottocento.

Le iconografie di Vittoria Alata nei secoli:

Valva di dittico del console Anicio Fausto Albino Basilio, Milano, Castello Sforzesco.
Robert Van Audenaerde da Andrea Mantegna,Trionfi di Cesare, Brescia, Musei Civici.
Fabio Viale, Nike, 2017, collezione privata.

La casa di Vittoria Alata oggi
Proprio nel Capitolium, nel 1830, a seguito degli scavi archeologici intrapresi in quest’area, fu posta la sede del Museo Patrio, primo museo cittadino a inaugurare la vocazione museale di quest’area. Dal 1998, è stato condotto un rigoroso progetto organico di recupero archeologico e architettonico dell’area archeologica del Capitolium e di valorizzazione e fruizione pubblica. Tale apertura, oltre a restituire al pubblico la più importante porzione urbana della città di epoca antica, va a costituire il completamento degli itinerari museali del Museo della città, allestito nel vicino complesso monumentale di Santa Giulia, e di un percorso archeologico tra i più significativi e meglio conservati d’Italia, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO con il sito I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d. C.).

Per approfondire…

Link esterni

https://blog.arte.deascuola.it/articoli/per-lamor-del-cielo-limmagine-della-spiritualita-nellarte-contemporanea

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