STAY SAFE _Isisuf-Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo, Milano

La visione di Isisuf e le immagini di tre archivi rappresentati: Carlo Belloli, Ada Ardessi, Mary Vieira

“Dopo oltre un mese di blocco completo delle attività produttive e culturali, un insieme di archivi come Isisuf, nell’atto di ricerca della propria immagine, per rappresentarsi, non intende razionalizzare o descrivere un’intenzionalità di fondo. Ma prova a valorizzare una pratica basata sulla storicità e sul presente, per poter trovare un nuovo spazio. Attraverso gli occhi. Gli occhi parlano, gli occhi sono già gli steli più esterni del tessuto cerebrale. E vedono il pensiero. I concetti, all’interno di queste immagini, anche se già presentati, oggi non hanno più peso del materiale che li ha evocati. Il nostro augurio è che provochino echi da ogni superficie, come succede, in questi giorni, a Milano, per le nostre orecchie, che si occupano già di urgenza ma anche di ricchezza, senza pensarci troppo”.
Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo, Milano

Carlo Belloli

Carlo Belloli (1922 – 2003, Milano) Poeta parolibero, visuale e concreto Carlo Belloli pubblica i suoi primi lavori nel 1943 a Milano. Nel 1944 raccoglie le sue prime parole in libertà nel numero unico “Futuristi in armi” diretto da Marinetti. Dei suoi “Testi-poemi murali”, sempre del 1944, “Achtung”, è considerato il primo poema concreto pubblicato nel mondo. A Belloli infatti si deve la prima enunciazione teorica sulla poesia visuale I’autore anticipa Ie modalità di una nuova poetica che si affermerà a livello internazionale solamente negli anni cinquanta con le attività del concretismo e del visualismo poetici. II valore del termine ‘visuale’ significa per Belloli un’attenzione alla dimensione ottica delle parole, ai loro nessi, alle funzioni interne, colte nell’ambito della loro fisicità. Visuale, e non visivo, sta inoltre ad indicare la necessità di uno spazio conoscitivo non riducibile alla sfera del visivo, che per Belloli esprime una specifica operazione di scambio tra valori verbaIi e iconici, mentre la sua ricerca ha bisogno di processi più elastici nell’ambito del proprio funzionamento, della propria struttura poetica. II caso di Belloli è interessante e contraddittorio per Ie medesime letture critiche esercitate sulla sua figura, da più parti, Belloli rifiuta per esempio il collegamento con I’impostazione tipografica dell’avanguardia storica. Al di là di queste argomentazioni rimane lo spessore di una ricerca che agisce sulle generazioni successive indicando infiniti processi di articolazione di quella “lingua in sé” in cui i materiali acquistano una organizzazione visuale ogni volta irripetibile. La ricerca di Belloli non fa che approfondire e rilanciare i problemi della poesia di ricerca, seguendo nuove strade, emancipando nuove parole, conferendo al loro corpo uno spazio di molteplici percezioni; di inesauribili mutazioni, attraverso metafore e simboli debitamente incrociati.

Mary Vieira

Mary Vieira (1927, Sao Paulo – 2001, Basilea) è stata una scultrice brasiliana. Fu la prima artista brasiliana a vincere la Biennale d’Arte di San Paolo, per la sezione Scultura, (durante la seconda edizione). È cresciuta a Minas Gerais. Ha studiato con Alberto da Veiga Guignard a Belo Horizonte. Nel 1947 ha esposto nella Sala dei Giovani Artisti Brasiliani del Comune di Belo Horizonte. Nel 1951, Mary Vieira si stabilisce in Europa dove incontra il poeta e critico italiano Carlo Belloli. Nel 1953, l’artista riceve il Premio “Scultura Brasiliana” del Museo d’Arte Moderna di Rio de Janeiro alla II Biennale di San Paolo. Invitata da Max Bill, partecipa all’ultima mostra del Gruppo svizzero Allianz. Nel 1957 Mary Vieira sposa Carlo Belloli, intensificando un dialogo intellettuale fondamentale per il suo percorso estetico. La coppia ha vissuto e lavorato tra Svizzera, Italia e Brasile. In Europa, ha approfondito le sue proposte di sculture dalle forme dinamiche che sono state successivamente classificate come: monovolumi, multivolumi, polivolumi e intervolumi. L’artista è riconosciuta dalla critica internazionale come uno dei maggiori rappresentanti dell’arte cinetica. Nel 1966, in occasione del ventesimo anniversario di fondazione dei Salons des Réalités Nouvelles del Museo Municipale d’Arte Moderna di Parigi, le viene conferito il “Premio Internazionale Marinetti per la Ricerca Plastica sull’Espressione Kinevisuale”. Molte delle sue opere d’arte sono installate in luoghi pubblici in Brasile, come la piazza Rio Branco di Belo Horizonte, il parco Ibirapuera di San Paolo e il Ministero degli Affari Esteri di Brasilia, e all’estero, come la Biblioteca Universitaria di Basilea, il Monte Castello in Italia e il parco del lago Seefeldquai di Zurigo. Oltre alle sue sculture, ha sviluppato una serie di progetti come urbanista, graphic designer e insegnante. Ha partecipato a mostre individuali e collettive in Europa, Brasile e Stati Uniti, ricevendo importanti premi per il suo lavoro. Mary Vieira è morta a Basilea nel 2001.

Ada Ardessi

Ada Ardessi (1937, Šterna, Grisignana, Croazia) fotografa orientata al reportage collabora sin dagli anni Sessanta con Munari diventando ben presto interprete fotografica dei suoi lavori più rappresentativi, dai Prelibri all’Abitacolo; le sue immagini sono pubblicate nei libri più rappresentativi dell’artista milanese. All’età di dieci anni, fugge a causa della guerra e si trasferisce a Trieste e nel 1958 a Milano, dove vive e lavora. Ada Ardessi si avvicina alla fotografia negli anni Sessanta. Frequenta la scuola dell’Umanitaria e ottiene riconoscimenti che la inducono a sviluppare la sua ricerca nel campo della fotografia d’arte e d’architettura. Dal 1963 inizia ad interessarsi interamente al mondo dell’arte, più in specifico si dedica a ritrarre i percorsi, gli studi e le opere prodotte dagli artisti. Il suo interesse spazia dai protagonisti dell’arte programmata, cinetica e concreta tra i quali: Getulio Alviani, Carlo Belloli, Gianni Colombo, Gillo Dorfles e Paolo Scheggi, fino alle sperimentazioni artistiche e didattiche di Bruno Munari. Sarà proprio con Bruno Munari che l’interesse della fotografa supererà il concetto di documentazione. Le sue fotografie, comunque, manterranno sempre una doppia valenza: per un verso preziose e spesso unica testimonianza dell’avvenimento e per l’altra vita estetica autonoma. Gli scatti di Ada Ardessi si trasformano in una personale interpretazione delle idee e dei laboratori di Munari che, costituendo un valore aggiunto per l’opera, assumono, a loro volta, un valore artistico. Nel 2007 proprio sul lavoro trentennale con Bruno Munari, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato le dedica una doppia personale esponendo, assieme ad Atto “immagini inedite e di straordinaria qualità capaci di restituire una dimensione soprattutto umana dell’artista”. Le sue fotografie fanno parte di numerosi archivi pubblici e privati; è inoltre presente nella collezione permanente dell’MSU (Muzej Suvremene Umjetnosti) Museo d’arte contemporanea di Zagabria, al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e al Museo del Novecento.

Isisuf, Milano

Isisuf, Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo, fondato a Milano nel 1959, è un’organizzazione internazionale che, senza dimenticare le proprie radici, anticipa e segue i principali micro-movimenti dell’arte contemporanea. Isisuf si inserisce nel programma di FuturDome per rendere l’arte terreno di scambio e piattaforma di energie culturali. L’obiettivo è di sviluppare progetti sperimentali che esplorino anche intersezioni con l’architettura, il design e i più avanzati scenari digitali.
Isisuf ha perseguito la propria missione iniziale destinando per quasi sessant’anni numerose risorse alla valorizzazione delle avanguardie del ‘900 con particolare attenzione alla documentazione di movimenti come il Futurismo, l’Arte Programmata e Cinetica, la Poesia Visuale e Concreta. Oggi l’Istituto non è più solo il riflesso di una collezione e l’ente promotore di un archivio, ma ridefinisce la propria missione che ora prevede la promozione dell’arte come fattore di sperimentazione e sviluppo di neo-avanguardie.
Il legame tra gli archivi di Isisuf e FuturDome si sviluppa a beneficio del territorio e dell’identità artistico-storica di Milano, valorizzando anche il tessuto culturale della comunità degli artisti emergenti italiani, e di figure internazionalmente riconosciute.
L’obiettivo è creare un sistema in grado di sostenere il livello di eccellenza di opere e artisti coinvolti e di diventare una forza di richiamo per il mondo dell’arte moderna e contemporanea.
Isisuf sviluppa e concepisce il progetto FuturDome come uno spazio museale non-profit.
Attraverso FuturDome, Isisuf offre una sede all’interno della quale artisti, curatori e creativi possono sviluppare, realizzare e presentare al pubblico ambiziosi progetti, in un contesto che riconosce il ruolo, il valore culturale e sociale della sperimentazione artistica.
Nella propria sede l’Istituto organizza periodicamente esposizioni, convegni e presentazioni di pubblicazioni. La collezione dell’Istituto comprende opere che spaziano dal Futurismo a tutti i maggiori protagonisti dell’arte del Novecento con particolare attenzione a movimenti come Costruttivismo, Arte Concreta, Programmata, Cinetica e Optical. Tra gli artisti presenti nella collezione ricordiamo: Filippo Tommaso Marinetti, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Sonia e Robert Delaunay, Fortunato Depero, Nicolaj Diulgeroff, Pavel Mansurov, Mario Radice, Atanasio Soldati, Victor Vasarely, Georges Vantongerloo.

La Fondazione rappresenta l’artista Giulio Paolini, nato nel 1940 a Genova e residente a Torino.
Dalla sua prima partecipazione a un’esposizione collettiva (1961) e dalla sua prima personale (1964) Paolini ha tenuto innumerevoli mostre in gallerie e musei di tutto il mondo. Tra le maggiori antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma (1976), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1980), al Nouveau Musée di Villeurbanne (1984), alla Staatsgalerie di Stoccarda (1986), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1988), alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz (1998), alla Fondazione Prada a Milano (2003), al Kunstmuseum di Winterthur (2005), al MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma (2013), alla Whitechapel Gallery a Londra (2014) e alla Fondazione Carriero a Milano (2018).
Ha partecipato a diverse mostre di Arte povera ed è stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997, 2013).
Il suo lavoro è rappresentato in numerose collezioni pubbliche internazionali

www.isisuf.org

isisuf@isisuf.org

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