STAY SAFE _ Associazione Paolo Scheggi, Milano

Un pensiero iconico, scritto nel 1971 da Franca Scheggi Dall’Acqua, moglie, erede e fondatrice dell’Associazione Paolo Scheggi, oggi si rivela attualissimo, potente.

“Il potere sintetico e mediatico dell’opera d’arte ricolloca allora il tempo, quello nostro frammentario e umano delle conflittualità, nella circolarità che gli appartiene, ne evidenzia la bellezza e il silenzio, la grandissima pace.”

Associazione Paolo Scheggi, Milano.

Costituitasi a Milano, nel gennaio 2013, l’Associazione Paolo Scheggi, fondata dalle Eredi dell’artista, Franca Scheggi Dall’Acqua e Cosima Scheggi, svolge attività di conservazione, tutela, archiviazione e catalogazione dell’intera opera di Paolo Scheggi, realizzandone il Catalogo ragionato, un lavoro di grandissima importanza, documento ufficiale di autenticazione delle opere pubblicate, vera e propria monografia su tutto il percorso dell’artista, pazientemente ricostruito nel contesto storico e culturale nel quale visse e fece ricerca. Parallelamente, l’Associazione Paolo Scheggi collabora a mostre e progetti internazionali al fine di approfondire specifiche direzioni dell’opera di Paolo Scheggi.

www.associazionepaoloscheggi.com

Curatrice scientifica: Ilaria Bignotti

Franca Scheggi Dall’Acqua è mancata il 21 marzo 2020. Questo il pensiero che le ho dedicato, a nome dell’Archivio che lei ha fondato e diretto.

È mancata nella notte in cui nasce la primavera, Franca Scheggi Dall’Acqua.
Una donna dell’arte e della cultura italiana.
Colta ed elegante, di una intelligenza rara e raffinata, Franca Dall’Acqua è stata la moglie e compagna di vita di Paolo Scheggi.
A Milano si erano incontrati e poco dopo erano convolati a nozze. Giovanissimi, era il 1964.
Gli anni del boom economico, del made in Italy, e anche dell’espansione dell’arte italiana, monocroma e post-spazialista, nel mondo.
Franca aveva i capelli rossi, la pelle bianchissima, gli occhi vivaci e un profilo severo: non permetteva a nessuno di oltraggiare i suoi principi, aveva un intuito incredibile e sapeva sempre vedere oltre al tempo e allo spazio contingenti.
Franca non era semplicemente la moglie di un grande artista.
Franca è stata colei che, coraggiosamente, ha scelto di studiare in anni in cui non era così facile farlo: l’architettura, la moda, il design.
Franca scriveva e raccoglieva, paziente e metodica, la storia di Paolo: il suo metodo archivistico costituisce la traccia dell’impostazione catalogica dell’attuale Archivio Paolo Scheggi, da lei fortemente voluto per mantenere in vita non solo il nome di suo marito, e per continuare a promuoverne la ricerca nel mondo, ma per dimostrare che l’arte, la cultura, la bellezza e la memoria sono un sistema relazionale e di pensiero fondamentali per assicurare l’educazione e lo sviluppo di giovani generazioni di studiosi, il mantenimento di valori etici che si trovano a fondamento della ricerca estetica.
Franca ha scelto di unirsi a un giovane artista che sapeva di morire giovane: gli avevano diagnosticato un problema al cuore che prima o poi avrebbe potuto essere fatale. Paolo scelse di non limitarsi, di correre in quegli anni in corsa, di sperimentare in quegli anni vulcanici ed eccitanti: Franca scelse di esserci, scelse di seguirlo, accompagnandolo per tutta Europa in macchina, ospitando nella loro casa artisti e critici di ogni parte d’Europa e Oltre Cortina.

Un ritratto di Franca Scheggi Dall’Acqua nel 1966, Milano.

Franca scelse di volere un figlio da Paolo, e questo figlio nacque un anno e qualche mese prima che Paolo scomparve: nacque il 25 marzo 1970, e si chiamò Cosima Ondosa Serenissima. Scelsero assieme un nome lungo che riecheggiava della poesia, dell’arte, della cultura italiana nei secoli che assieme condividevano e portavano avanti, con coraggio e passione.
Paolo mancò il 26 giugno 1971. Franca tirò su una figlia da sola, da sola viaggiò un’altra volta in mezzo mondo, a recuperare le opere di suo marito, a mantenere in vita i legami che loro avevano costruito in nemmeno sette anni assieme.
Nel 1976 ne fece la prima mostra antologica retrospettiva: si trovò a fare da curatrice: scrisse ad Argan e a Bucarelli, a Celant e Solmi, non ebbe alcun timore ad assumersi, con una bambina di sei anni e in una società che stava ancora combattendo per la parificazione sessuale, il ruolo di rappresentare un uomo, un artista, un protagonista della storia dell’arte del secondo dopoguerra.

Un ritratto di Franca Scheggi Dall’Acqua scattato da Paolo Scheggi.

Ha continuato a farlo.
Nei decenni.
Ho conosciuto Franca nel 2005. Nel suo salotto, a Milano, mi diede una lunga occhiata. Composta e impeccabile, mi fece parlare, mi raccontò tante cose; la guardavo affascinata, impaurita, e già ero completamente imbevuta della sua personalità.
Franca era una donna carismatica.
Non potevi starle vicino senza sentirti in qualche modo parte della sua aura.
Decise lei che dovevo lavorare con lei: mi diede, nel tempo, il compito di rivedere il sistema di archiviazione dei materiali e dei documenti dei Paolo, mi insegnò come ci si comporta nel mondo dell’arte, mi riprese più volte e a volte si arrabbiò anche per alcune mie sviste e debolezze.
Franca è stata un Maestro. Lo scrivo al maschile. Un Maestro di vita e di rigore, di perseveranza e di passione. Come me, ha tirato su, per tesi di laurea o progetti curatoriali, tanti altri giovani studiosi.
Oggi è il primo giorno di primavera: le giornate si allungano. Il caldo filtra dalle finestre alle quali, in questo momento di surreale clausura, tutti stiamo affacciati in attesa.
Nello scoppio dei fiori di una magnolia che esplode di vita di fronte al mio terrazzo, vedo la bellezza raffinata e appassionata dell’intelligenza e della personalità di Franca.
A noi, che la abbiamo conosciuta e amata, il compito di continuare a trasmettere il suo insegnamento.
Di vita e di arte. Che per lei, sono state la stessa cosa.

Ilaria Bignotti, 21 marzo 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.